Aggiornare o rimuovere Analytics dopo la sentenza a Google e il casino di Federico Leva

Ago 15, 2022 | Analisi Dati

Come dire…
Di recente c’è stato un qual certo putiferio, in un ambito di cui tra l’altro moltissimi titolari di siti web sono allo scuro e di cui spesso non sanno nemmeno nulla e quindi non si sa nemmeno cosa gli potrebbe interessare, ma fidati che anche se sei tra questi ti interessa.

Molto semplicemente la legge è uguale per tutti (almeno in teoria).

Ora, non voglio farti perdere chissà quanto tempo dietro a questa cosa, ma in questo articolo faremo semplicemente un check ed eventuale upgrade (o rimozione) di Google Analytics, così da poter dormire sonni tranquilli.

In pochi minuti abbiamo fatto, ok?

Prima però è d’obbligo una breve spiegazione, giusto per sapere cosa stiamo facendo e perché.

Cosa succede

Il 9 giugno il Garante Italiano della Privacy ha ritenuto illegale l’utilizzo di Google Analytics in un sito web, in seguito ad alcune segnalazioni.

Il problema è che questo ha portato a gridare al lupo al lupo, visto che in Italia e in Europa (oltre che nel mondo, ma il GDPR vale nel territorio europeo) ci sono migliaia, se non milioni di siti che utilizzano Google Analytics.

Wikipedia ci dice che:

“Google Analytics è il servizio di statistiche del sito web più utilizzato. Nel maggio 2008 Pingdom ha pubblicato un sondaggio affermando che 161 dei 500 (32%) siti più grandi a livello globale in base al loro ranking “Alexa” utilizzavano Google Analytics.

Una successiva analisi della quota di mercato ha affermato che Google Analytics è stato utilizzato da circa il 49,95% dei primi 1.000.000 di siti Web (come classificato nel 2010 da Alexa Internet).

Nel 2012, il suo utilizzo era circa il 55% dei 10.000 siti web più popolari. Nell’agosto 2013 Google Analytics è stato utilizzato dal 66,2% dei 10.000 siti web più popolari, come riportato da BuiltWith.”

Considera che nel mondo attualmente ci sono circa 2 miliardi di siti web (internetlivestats), perciò non è difficile capire come mai questa sentenza abbia scatenato un putiferio.

Il vero problema

Il problema però, in realtà, non è Analytics in sé, ma (sintetizzando) il trasferimento dei dati da Europa e USA, perché là le leggi in vigore consentono un utilizzo che viola le richieste del GDPR.

Il punto è che questo significa che questa vicenda è solo una goccia nel mare, perché qualsiasi servizio che passi di lì, sostanzialmente, viola le linee guida del GDPR.
Basti pensare ad alcuni servizi Microsoft, Facebook, Google Fonts e in pratica tutti gli strumenti che arrivano dall’America.

Insomma, dovremmo chiudere internet.

Niente panico però, fortunatamente c’è chi ha intervistato mezzo mondo per noi comuni mortali. Infatti, come potrai ben immaginare, non essendo io un avvocato, né tanto meno esperto di GDPR, mi limito a guardarmi tutte le interviste fatti e le varie fonti.

Qui mi limito a riportare la somma di tutte le cose che mi sono bevuto negli ultimi 2 mesi.
Se vuoi approfondire ti lascio qui un’intervista fatta da Matteo Zambon (titolare di Tag Manager Italia), l’Avvocato Guido Scorza (membro del Garante italiano della privacy) e altri esperti sia in ambito legale che di analytics.

Se non hai voglia di guardarti un video di 2 ore (che effettivamente non ha lo stesso entusiasmo di un film), molto in sintesi di basti sapere che:

  • Il Garante vuole tutelare la privacy delle persone, non multare a casaccio a destra e a manca.
  • Si spera che si trovi un accordo tra Europa e USA
  • Fino ad allora moltissimi strumenti utilizzato hanno un potenziale di illegalità, quindi pur volendo sarebbe comunque molto molto difficile essere in regola al 100%
  • Al momento fare l’upgrade a Google Analytics 4 (la nuova versione di google Analytics) sembra essere sufficiente per essere a norma, perché questa gestisce e anonimizza i dati in modo diverso rispetto a come faceva la vecchia versione

Quindi insomma la situazione è complessa ed è inutile fare di tutta l’erba un fascio.

Ma c’è chi non la pensa così.

La mail di Federico Leva

Se non hai mai ricevuto questa mail, allora puoi tranquillamente saltare questa sezione e passare alla prossima, altrimenti avrai già visto questa:

Se devo dire la mia mi sembra proprio uno di quei casi in cui si cerca di utilizzare il marketing aggressivo per vendere la propria idea (perché ricordati che ci si vende sempre, e nella maggior parte dei casi si vendono idee e concetti, prima dei prodotti e servizi).

Tralasciando la (a quanto pare) non totale legittimità della sua operazione (ha usato uno strumento automatizzato per mandare la mail a migliaia di persone, di cui non ha mai visitato il sito), legalmente è richiesta una risposta, se vuoi essere inattaccabile.

Non spiegherò qui come rimuovere i dati da Analytics se no non finiamo più, ma ti basti sapere che la sua mail non da le informazioni necessarie per sapere quali cookie eliminare. Quindi se hai ricevuto questa mail tutto ciò che devi fare è rispondergli entro 30 giorni dalla ricezione della mail, dicendogli che i dati che ti ha dato non sono sufficienti per rispondere alla sua richiesta e chiedendogli le specifiche necessarie per poter rimuovere i cookie.

Se non ti risponde non puoi fare nulla, l’inadempiente è lui e la cosa cade lì.
Se ti dovesse rispondere, invece, e non sai cosa fare, allora puoi scrivermi in privato così da poterti guidare. Se invece hai Google Analytics 4 sappi che non puoi rispondere alla sua richiesta perché i dati sono anonimizzati, quindi non c’è un IP specifico che puoi eliminare.

Cosa fare

Le possibilità sono tante, tra cui passare ad altri strumenti europei, ma la cosa non è così semplice perché da una parte, come dicevamo sopra, con tutta probabilità avrai altre cose nel sito che non vanno bene, quindi analytics non risolve il problema (o se un giorno volessi fare degli anunci a pagamento, per dire); dall’altra cambiare strumento significa togliere questo, installare una cosa nuova, imparare ad usare e comprendere la nuova interfaccia, tenendo presente che con buona probabilità questa non avrà la stessa efficienza di Google.

Quindi qui faremo il passaggio a Google Analytics 4. Tuttavia magari sei uno di quelli che Analytics, pur avendolo installato, non l’ha mai guardato in vita sua (anche se dovresti e se è stato messo un motivo c’è).

In questo caso ti basterà andare qui, seguire le istruzioni per riconoscere il codice e, anziché sostituirlo, semplicemente cancellarlo e salvare.

C’è un ultlimo “però” super importante prima di partire:

Di siti ce ne sono tantissimi e possono essere fatti in mille modi diversi. Io in questo articolo mi rivolgerò a chi utilizza WordPress (attenzione però, non Worpdress.com) e soprattutto a chi utilizza il tema DIVI, che è quello che uso sempre io per i miei lavori.

In fondo trovi un breve accenno a casistiche diverse, ma non sono entrato nello specifico altrimenti dovrei riportare varie casistiche diverse e l’articolo diventerebbe ancora più lungo e complesso.

Ora bando alle ciance, abbiamo parlato fin troppo: si parte!

Verificare se hai un account Analytics e se hai la versione corretta

Per prima cosa dobbiamo vedere se Analytics c’è sul sito, perché se non c’è devi installarlo, oppure no e quindi non vedrai i dati del sito, ma non avrai nemmeno questo specifico problema (almeno per ora).

Ci sono un paio di passaggi da fare e il primo è su Google.

Vai su https://analytics.google.com/

Se vedi questo:

Significa che non ce l’hai, oppure hai fatto login con l’account di Google sbagliato, se ne hai più di uno.

Se effettivamente non ce l’hai, puoi considerare di installarlo e in questo caso avrai direttamente la nuova versione, quindi sei ok lo stesso.

Se invece vedi un barra con menù a sinistra e un po’ di grafici in mezzo, allora significa che c’è e a questo punto dobbiamo verificare se hai già la nuova versione, oppure la vecchia.

La verifica è molto semplice. Dal tuo account Analytics clicca sulla voce “amministrazione” in basso a sinistra, quella con l’icona ad ingranaggio.
Se a questo punto vedi solo 2 colonne (account e proprietà), hai già la nuova versione e quindi non devi fare nulla.

Sei a posto così. Buona giornata : )

Se invece hai 3 colonne (account, proprietà e vista), come nello screenshot qui sotto, allora clicca su “Assistente alla configurazione GA4” nella colonna centrale.

A questo punto ti si aprirà una scheda laterale.

Clicca sul pulsante blu “Come iniziare“.

Ti si aprirà un popup.

Se puoi, clicca la spunta su configurazione facoltativa, dopodiché fai click su “Crea proprietà“.

Se non puoi cliccare su configurazione facoltativa non fa nulla, procedi senza.

Quando hai fatto avrai davanti a te questa schermata:

Clicca sul pulsante blu “vai alla proprietà GA4“.

Se ti compare un popup con scritto “eseguire il tour”, ignoralo pure.

Ti si aprirà in una nuova scheda una schermata quasi identica a quella di prima.

Dalla colonna sulla sinistra con le varie voci, seleziona “stream di dati” e quindi clicca sull’unica riga che c’è dove vedrai le tue info e la dicitura “Non sono stati ricevuti dati durante le ultime 48 ore“.

A questo punto ti si aprirà una scheda sulla destra con le info del tuo stream.

Niente paura, scorri fino in fondo e clicca su “vedere le istruzioni per il tag“.

Nella scheda che ti si aprirà al posto di quella attuale, avrai un riquadro al centro, con due voci.

Clicca su “installa manualmente” e quindi fai click sull’icona per copiare il codice.

Perfetto! Abbiamo quasi finito!

ora dobbiamo installare il codice sul sito al posto di quello vecchio, ma questa procedura cambia a seconda del tema che hai.

Sostituisci il codice sul tuo sito

Se hai DIVI

Se hai fatto il sito con me (oppure se l’hai fatto con qualcun altro che usa DIVI e sa dove mettere il codice), è molto facile.

Dalla tua bacheca WordPress, nel menù a sinistra, vai su Divi – Opzioni Tema, e quindi dalla barra viola seleziona “integrazione“.

Qui, nel riquadro scuro, accanto a dove dice “Aggiungi codice a HEAD del tuo blog” dovresti trovare qualcosa in geroglifico. Se non c’è niente significa che il codice è stato installato altrove. Oppure non è stato installato affatto.

In questo caso contatta chi ti ha fatto il sito per avere questa info ed eventualmente consegna a lui/lei il codice di GA4.

Se invece questi geroglifici ci sono devi cercare una linea di testo grigia con scritto:

“<!– Global site tag (gtag.js) – Google Analytics –>”

Quello è l’inizio del codice di google. Poi dopo circa 7 o 8 righe troverai un segno minore, slash, script, segno maggiore. Così:

“</script>”

Quella è la fine del codice.

Seleziona ora tutto il testo dalla linea di codice grigia che ti ho indicato, fino allo script che ti ho indicato, e cancellalo.

Ora, sempre rimanendo nello stesso riquadro (HEAD) vai nell’ultima riga di codice, a capo, e incolli il nuovo codice. Dopodiché fai click sul pulsante verde “Salva cambiamenti” in alto a sinistra.

Tadaaa! Ecco fatto. Finché non si inventano altre rotture possiamo stare tranquilli.

Se invece non hai Divi

In questo caso purtroppo le possibilità possono essere così tante che la cosa diventa molto complicata.

Quando mi capita di lavorare su siti che non hanno Divi, normalmente uso “Tracking code manager“. Ma ce ne sono tantissimi altri, tipo “insert header and footer” e nomi simili.

Puoi provare a vedere se dal menù di WordPress, sotto “impostazioni” se trovi una di queste voci, poi ogni plugin avrà la sua interfaccia per cui anche qui la cosa si fa complicata.

Il mio suggerimento è che se non hai idea di dove mettere le mani, anche in questo caso la cosa migliore da fare è contattare chi ti ha fatto il sito per poi eventualmente dargli il codice.

Spero che questo articolo ti sia stato utile!

Buona giornata e buon lavoro!

Chi scrive?

Ciao, sono Damiano: non molto convenzionale, mancino e determinato, per cui quando mi metto in testa qualcosa spostatevi tutti.
E mi sono messo in testa che si può fare marketing etico, anche se non si è dei chiacchieroni, anche se non si è portati, anche se si è degli orsi super introversi e con scarse capacità relazionali, esattamente come lo ero (sono) io.
Tutto si può imparare, ne ho le prove e sono tutte in questo blog!

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